La teologia cattolica.
Il ventesimo secolo  segnato per il mondo cattolico, ma forse non
solo, dal Concilio Vaticano secondo (1962-1965) al quale
parteciparono numerosi teologi che, nei documenti preparatori e
nel lavoro delle Commissioni, portarono i frutti del lungo cammino
che la teologia cattolica aveva compiuto nella prima met del
secolo.
Possiamo dire, in modo un po' schematico, che fino al Concilio si
oppongono nel mondo cattolico due gruppi di pensatori. Il primo
rappresenta una teologia ottimistica che guarda con simpatia ai
settori profani (ricerca scientifica, arte, progresso sociale,
rivoluzione proletaria), la cosiddetta  teologia
dell'incarnazione; il secondo rappresenta una teologia piuttosto
pessimistica nei riguardi dei valori di questo mondo, la
cosiddetta teologia escatologica.
Il Concilio ha avallato il rinnovamento teologico di pi di mezzo
secolo e gli ha conferito autenticit, compiendo anche una scelta
di fiducia nei confronti della ricerca teologica e insistendo, in
pi di un documento, sulla formazione teologica dei laici (Lumen
gentium, n. 35; Gaudium et spes, n. 26).
Nel clima  di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano secondo,
la grande tradizione  teologica di ispirazione tomista si apre a
un dialogo fecondo con la contemporaneit, non abbandonando ma
anzi recuperando la grande eredit di san Tommaso, aiutata in
questo dalla riflessione filosofica del grande storico della
filosofia medioevale . Gilson.
Il cammino che la teologia cattolica ha percorso nel nostro secolo
 comunque la presa d'atto della impossibilit per la teologia di
fondarsi stabilmente su un universo concettuale mutuato da una
particolare filosofia. Le linee di pensiero che la teologia pu
assumere con interesse sono oggi tante.
La fine  di un determinato sistema filosofico come unico referente
della teologia cattolica  all'origine di una fioritura di
posizioni teologiche, a volte pericolosamente ai limiti della
ortodossia, che danno tuttavia vita a quella cattolicit che Henri
de Lubac definisce: come un concerto, le cui diverse voci si
completano e all'occorrenza si correggono vicendevolmente.
Non potendo riportare testimonianza di tutti i protagonisti del
dibattito teologico del nostro secolo, abbiamo compiuto la scelta
di brani antologici che  rendessero il pi possibile conto di
posizioni originali e rappresentative di tendenze, se non proprio
di  scuole.

H. de Lubac (1896-1991) nacque a Cambrai nel 1896, si trasfer poi
a Lione con la famiglia e nel 1913 entr nel noviziato della
Compagnia di Ges. Tra il 1915 e il 1918 combatt nell'esercito
francese. Nel 1917 de Lubac venne colpito alla testa tanto
seriamente che non cesser di soffrire tutta la vita per i postumi
della ferita. Negli anni Venti egli conobbe  Teilhard de Chardin
con cui entr in una profonda e confidente amicizia e che
difender in numerosi scritti dalle accuse provenienti dagli
ambienti pi diversi. Nel 1929 de Lubac divenne professore di
teologia fondamentale alla Facolt teologica di Lione. Dalla sua
attivit di studioso e di conferenziere nacque Catholicisme. Les
aspects sociaux du dogme (Cattolicesimo. Gli aspetti sociali del
dogma, 1938), opera che il suo allievo von Balthasar definisce il
libro programma.
In questo fondamentale testo de Lubac addita l'originalit del
cristianesimo: nel Cristo siamo liberati dal tempo per mezzo del
tempo. Il cristianesimo infatti considera la storia tutta intera
come indispensabile mediatrice tra Dio e l'uomo, esso  solidale
con tutto ci che pu venire ricapitolato, attraverso il Cristo,
nella Chiesa. Pur rimanendo assolutamente fedele all'originalit
della rivelazione, quest'opera introduce a un dialogo fecondo con
i filosofi (in particolare Blondel e Marcel), con le religioni (in
primo luogo col buddismo) e con i non credenti (specialmente con i
marxisti).
Quest'opera, come del resto molte di quelle che seguirono, si
attir pesanti accuse da parte degli ambienti cattolici pi
conservatori. Inizi una vera campagna diffamatoria contro de
Lubac, che coinvolse anche alcuni teologi domenicani legati a lui
da amicizia, come Chenu  e Congar.
Giovanni ventitreesimo, subito dopo la sua elezione, comunic a de
Lubac il proprio apprezzamento e lo scelse  personalmente nel 1960
come consultore della Commissione teologica, in preparazione al
Concilio. Le persecuzioni cessarono. Durante i lavori del Concilio
egli fu tra gli esperti che collaborarono alla stesura dei
documenti conciliari. In particolare cur il testo sull'ateismo
della Gaudium et Spes.
Dopo il Concilio, de Lubac si occup della comprensione che la
Chiesa ha di se stessa, ricacciando come perverse le concezioni
esclusivamente sociologiche. Cos il teologo che aveva parlato
degli aspetti  sociali del  dogma, riaffermando la Chiesa come
mistero fondata sull'unico mistero che  il Cristo, fu accusato di
essere un conservatore e divent inviso ai  progressisti. Egli
ebbe a dire che quando qualcuno oggi  professa verso la Chiesa il
proprio amore passa per un incorreggibile originale, e che chi
cerca l'insegnamento della tradizione viene tacciato di
infantilismo (di H. de Lubac vedi le letture: Lo spirito del
cristianesimo e La costituzione ontologica instabile dell'uomo).

Un posto particolare nel panorama teologico del nostro secolo
spetta a H. U. von Balthasar (1905-1988 ), pensatore eccezionale
per cultura e profondit di pensiero. Egli ha proposto una
prospettiva ecumenica (o come egli stesso dice: Roma, Bisanzio,
Wittenberg) non attraverso il diplomatico lavoro delle
Commissioni delle Chiese, ma incentrando il problema risolutamente
nella fede in Cristo.
Il rilievo che ha via via acquisito la sua riflessione, ma
soprattutto quello che ancora dovr essergli riconosciuto, rendono
arduo condensare in poche righe una produzione sterminata e
tracciare per sommi capi un'avventura spirituale che si stende per
quasi un secolo e che egli visse come missione.
Nasce a Lucerna nel 1905 ed entra nel 1929 nella Compagnia di
Ges. Il suo maestro negli anni della formazione fu E. Przywara e
decisivo fu il suo incontro con de Lubac a Lione fra il '34 e il
'38, dove si era costituito un gruppo di teologi orientati allo
studio dei Padri della Chiesa. E allo studio e all'amore per i
Padri greci e latini von Balthasar si mantenne fedele tutta la
vita. Origene e sant'Agostino sono stati le sue guide spirituali.
Ordinato sacerdote nel 1936, egli risiedette a Monaco, che per lui
signific una grande attenzione alla teologia cristocentrica di
Barth. Negli stessi anni von Balthasar tradusse dal francese in
tedesco P. Claudel, C. Pguy e G. Bernanos, scrittori cattolici di
fama internazionale. A quest'ultimo dedicher poi una grande
monografia.
Nel 1940 egli giunse a Basilea come cappellano degli studenti e fu
qui che avvenne l'incontro, decisivo per la sua vita, con Adrienne
von  Speyr, donna eccezionale e mistica visionaria che, grazie
alla di lui amicizia, si convert al cattolicesimo. Per
ispirazione di Adrienne, von Balthasar fond una nuova struttura
ecclesiale, gli Istituti secolari. Essi per non trovarono uno
spazio all'interno dell'Ordine e per questo egli usc nel 1950
dalla Compagnia di Ges. Da questo momento fu emarginato e in
parte boicottato e gli fu affibbiata la non benevola etichetta di
ex gesuita. La sua influenza sul Concilio si fece sentire, in modo
indiretto, attraverso il suo maestro e amico De Lubac e attraverso
quei giovani teologi che si sentivano suoi debitori, come J.
Ratzinger. Nel 1969 von Balthasar venne chiamato da Paolo sesto a
far parte della Pontificia Commissione Teologica.
L'opera si dispiega in una trilogia: una Estetica, una Drammatica
e una Logica (Teofania, Teoprassi e Teologia). Che significato ha
nella riflessione del nostro autore questa scansione? Si tratta
pur sempre di teologia o sono immesse nella pratica teologica
categorie ad essa tradizionalmente estranee quali la bellezza
(nell'opera intitolata nella edizione italiana Gloria) (vedi le
letture 12 e 13) e il teatro (nella Teodrammatica)? La risposta ci
porta nel cuore stesso dell'impresa teologica di von Balthasar e
appare paradossale: il compito del pensiero cristiano  per il
nostro autore ricondurre (reductio, nel senso della bonaventuriana
reductio artium ad theologiam) tutta l'infinita ricchezza della
cultura umana e della storia all'evento Ges, perch partecipino
attraverso il Cristo della vita stessa del Dio trinitario. Le
migliaia di pagine spese ad assolvere a questo compito, nuova
Summa, possono frastornare il lettore ma costituiscono un vertice
difficilmente superabile della riflessione teologica del nostro
secolo.

Romano Guardini (1885-1968). Il nome di questo pensatore atipico,
difficilmente classificabile rispetto alle tradizionali discipline
accademiche (filosofo, teologo, pedagogista?)  legato alla
rinascita cattolica in Germania.
Nato a Verona, venne educato a Magonza, dove il padre era console
d'Italia; formazione e mentalit sono quindi tedesche. Venne
ordinato sacerdote nel 1910 e, dopo essere stato alla guida della
giovent cattolica, si diede all'insegnamento universitario
continuando il suo apostolato tra i giovani. Prima a Bonn, poi a
Berlino, Guardini tenne la cattedra di Katholische Weltanschauung
(la visione del mondo cattolica). Come tanti altri docenti, egli
soffr l'allontanamento dalla Universit per attivit
antistatale durante gli anni del Nazismo. Torn a una cattedra
solo nel '45 nella Universit di Tubinga come membro della Facolt
di filosofia e concluse la sua carriera insegnando a Monaco, dove
mor nel 1968.
Weltanschauung cristiana: in questo nome  racchiuso il programma
di questo pensatore: guardare il mondo, la cultura, la storia dal
punto di vista della rivelazione. Egli afferma: Il senso della
fede  insediarsi dentro la rivelazione e poter vedere da essa il
mondo. Da qui la ricchezza poliedrica dei suoi studi che spaziano
dall'antropologia filosofica all'estetica, dall'etica alla
teologia della storia.
Di fronte alla tragedia dei conflitti mondiali, nella sua opera
fondamentale La fine dell'epoca moderna (Basilea 1950), Guardini
individu con lucida analisi le radici della crisi e la
insufficienza della cultura europea, ancora legata a un sapere di
tipo illuministico.
Scrive Guardini nelle Lettere dal Lago di Como (1927): I nostri
istituti di cultura sono in realt distributori di sapere e colto
 colui che avr attinto in questi istituti ogni sorta di
cognizioni. Ora tutto questo  ben lontano dalla vera cultura.
L'autentica cultura non ha le sue radici nel sapere, ma
nell'essere. Lo dice la stessa parola tedesca: gebildet  colui
che ha tratto la sua forma da un principio interiore che  per lui
una struttura e legge; per il quale l'essere e il fare, il pensare
e l'agire, la persona e l'ambiente emanano da una forma interiore
che li determina [...] Non vi  peggior "non-cultura" della
cultura moderna, di cui ci ha gratificato l' Aufklrung  (Lettere
in Persona e libert) (di R. Guardini vedi le letture Le malattie
dello spirito e La vita e la morte).

Il teologo svizzero H. Kng nasce a Sursee nel 1928,  ordinato
sacerdote nel 1954 e consegue il dottorato in teologia con la tesi
su La giustificazione nel 1957. Dal 1960 egli  professore
ordinario di teologia fondamentale alla facolt di teologia
cattolica di Tubinga. Dopo il Concilio, al quale partecipa
nominato da Giovanni  ventitreesimo come perito conciliare, 
direttore, sempre a Tubinga, dell'Istituto per la ricerca
ecumenica.
L'ecumenismo  la cifra che caratterizza il suo impegno teologico.
Fin dai tempi della sua tesi di dottorato, che porta come
sottotitolo La dottrina di Karl Barth e una riflessione cattolica,
Kng si impegna in una riforma della Chiesa, che sia insieme anche
una restaurazione della Chiesa come popolo di Dio, creatura dello
Spirito, corpo di Cristo. La Chiesa come creatura dello Spirito,
mistero lasciato in ombra nella tradizione cattolica, ha struttura
carismatica, la gerarchia che vi si forma dipende dai diversi e
tutti necessari doni dello Spirito Santo. Il primato di Pietro 
un primato ministeriale, di servizio e di carisma, non un primato
di giurisdizione. Queste tesi sostenute con ampiezza di dottrina e
con metodo storico-critico nell'opera La Chiesa (1967) aprono un
ampio dibattito tra gli specialisti. Al grande pubblico il nome
del teologo diventa noto con l'opera  del 1970 Infallibile? Una
domanda. Alcune tesi sostenute dall'autore vengono condannate
dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Sono queste le
rare occasioni in cui il mondo cattolico, soprattutto quello
italiano, scopre che esiste un vasto dibattito teologico.
La tesi sostenuta in quest'opera  che, in vista di un'intesa
ecumenica, al concetto di infallibilit di proposizioni
dottrinali, concetto introdotto tardivamente e per motivi storico-
contingenti, si sostituisca il concetto di indefettibilit nella
verit della Chiesa, concetto questo fondato stabilmente sul
messaggio originario di Cristo. La Chiesa viene conservata nella
verit, nonostante gli errori sempre possibili, in forza delle
promesse divine.
Allo stesso autore si deve l'opera Essere cristiani, che
rappresenta il primo tentativo da parte cattolica di una sintesi
degli studi esegetici cattolici e protestanti condotti con il
metodo storico-critico. Concludendo questo breve ritratto
riportiamo le parole che Kng, parlando come rappresentante della
teologia cattolica, pronunci il 14 dicembre del 1968 durante il
servizio funebre per Karl Barth nel Duomo di Basilea: Ci fu un
tempo che aveva bisogno del doctor utriusque  iuris, del dottore
di entrambi i diritti, civile e canonico. Il nostro tempo ha
urgente bisogno del doctor utriusque theologiae, del dottore di
entrambe le teologie, evangelica e cattolica. E se qualcuno lo 
stato in modo esemplare nel nostro secolo, questi  Karl Barth.
Queste parole rivelano anche il progetto della teologia
plurilingue e appassionatamente ecumenica di H. Kng (di H. Kng
vedi la lettura 16).

La Teologia della liberazione. Con questa etichetta si designa un
vasto movimento teologico, molto differenziato al suo interno, che
comincia a formarsi in America Latina a met del decennio 1960-
1970 e tuttora in evoluzione.
Nei primi anni del movimento alcuni dei teologi della liberazione
si sono lasciati condizionare da un impegno politico di tipo
marxista. Essi rappresentano tuttavia un'eccezione. Ricordiamo i
nomi pi rappresentativi: G. Gutirrez,  sacerdote di Lima in
Per, L. Boff,  francescano brasiliano (vedi la lettura 17), J.
Sobrino,  gesuita di origine basca che esercita a San Salvador;
gesuita  anche J. L. Segundo di Montevideo (Uruguay) (vedi la
lettura 18). Nonostante le diversit, questi teologi si sono
sentiti parte di uno stesso movimento che si muove su un terreno
comune, l'America Latina. Comune perci anche la presa di distanza
dalla teologia europea, come ci testimonia questa affermazione di
J. Sobrino: La teologia europea si trova a confrontarsi con la
crisi del significato, la teologia latino-americana con la crisi
della realt storica (oppressione, fame, peccato strutturale).
Tuttavia bisogna subito fugare il dubbio che si tratti di una
teologia settoriale. La liberazione secondo questi teologi non 
un tema fra i tanti affrontati o affrontabili dalla teologia,
quali il peccato e la secolarizzazione, ma lo scopo stesso della
teologia.
Si tratta di un modo nuovo di fare teologia, non per interpretare
il mondo ma per trasformarlo. Le affinit col marxismo sono molte.
La proposta dei teologi latino-americani  che la teologia diventi
una forza trasformatrice della realt: L'accesso all'esser altro
di Dio non  contemplazione, bens un'azione liberatrice condotta
di fronte al male (J. Sobrino, Cristologia desde America latina).
La teologia della liberazione  cristocentrica. Ges 
l'iniziatore di una storia nuova. Egli ha cominciato un processo
di liberazione e il compito dei teologi  di porsi nella sequela
Christi (seguimiento) per conoscere veramente il Cristo ed aver
accesso al suo mistero, per annunciare il Regno di Dio a tutti gli
uomini, in particolare ai poveri. Tutto questo non in una visione
millenaristica, altrimenti ce ne dovremmo occupare come di
un'eresia non nuova nella storia del cristianesimo, ma tenendo
fermo che Dio  sempre pi grande di ci che si presenta come
gi compiuto.
Se la teologia europea si muove nell'ambito dell'analogia, la
teologia della liberazione, in un continente in cui la condizione
delle grandi masse  avvertita come catastrofica, Dio va ricercato
nella forma della contraddizione con la miseria reale, vissuta. Se
qualche analogia  possibile,  con il Cristo sofferente della
croce: il peccato ha ucciso il Figlio di Dio, il peccato continua
a uccidere bambini (J. Sobrino, citato).
